Di fronte al risultato elettorale della Sassonia-Anhalt ci sono state molte reazioni di sorpresa, anche se quella nuvola nera era ormai evidentissima non solo in quella regione, ma nell’intera Germania e, più in generale, in tutta Europa.
La notizia è stata sintetizzata efficacemente da alcuni titoli: “Il voto in Sassonia-Anhalt, Salvini e Vannacci esultano”. E, sinceramente, non ci trovo nulla di strano, dato che Matteo Salvini ha da tempo abbracciato una politica sempre più vicina alla destra più retriva ed estrema dell’Europa e non solo.
“Successo clamoroso”, “Merz ha l’ulcera”, mentre Tajani parla di “pessima notizia”.
Reazioni prevedibili, così come sono prevedibili quelle del Partito Democratico italiano. Tuttavia, a mio parere, esse rischiano di apparire profondamente incoerenti, considerando che nel Parlamento europeo Forza Italia e il Partito Democratico sostengono, attraverso i propri rappresentanti, una Commissione che, nella pratica politica, deve fare i conti con la crescente influenza delle forze conservatrici e dell’ultradestra.
Ci vorrebbe maggiore chiarezza.
La sinistra europea dovrebbe avere il coraggio di porsi realmente come alternativa e di denunciare apertamente i pericoli rappresentati da questa nuvola nera che ormai invade tutta l’Europa.
Giuseppe Conte afferma: “Riarmo invece di lotta alle diseguaglianze.
Conte, certamente non sempre perfettamente in linea con il proprio passato politico, da tempo ha scelto una posizione alternativa rispetto al governo delle destre e critica apertamente il processo di riarmo europeo, realizzato mentre, contemporaneamente, continua a peggiorare lo stato sociale in molte parti d’Europa.
Si fa debito per acquistare armi e lo si chiama sicurezza, mentre non si ha lo stesso coraggio di investire e, se necessario, di ricorrere al debito per diminuire il disagio sociale, favorire politiche di reddito e creare nuove opportunità di lavoro, soprattutto per le donne e per i giovani.
L’Europa è oggi davanti a una crisi che può essere definita epocale. I settori che per decenni sono stati trainanti, come la manifattura e, in modo particolare, l’industria automobilistica, attraversano una fase di grande difficoltà.
Angelo Bonelli ci dice che si tratta di un segnale per tutta l’Europa. Una considerazione, a mio avviso, quanto mai scontata e banale.
La domanda che mi pongo è un’altra: cosa fa concretamente Bonelli e cosa fanno i vertici della sinistra italiana ed europea per costruire un progetto politico visibile, credibile e concreto da presentare ai cittadini?
Non basta denunciare il pericolo. Non basta commentare i risultati elettorali quando ormai sono arrivati. Bisogna capire perché milioni di cittadini, soprattutto nelle periferie sociali ed economiche, scelgono di votare per le destre estreme oppure, più semplicemente, decidono di non votare più.
Da parte dell’Europa e dei Paesi che ne fanno parte serve un autentico cambio di passo sulle politiche di accoglienza, sul rilancio dell’economia, sul lavoro, sulla sanità pubblica e sull’inclusione sociale.
In ogni caso, per quanto mi riguarda, nessun risultato elettorale può far cadere la pregiudiziale nei confronti dei partiti estremisti, siano essi di destra o di sinistra.
Non si può transigere di fronte a forze che richiamano o strizzano l’occhio ai principi del nazismo e del fascismo e che, contemporaneamente, sostengono in economia forme di capitalismo estremo, nelle quali la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi.
Per il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, «una nube nera si addensa sull’Europa, come dimostra la vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt, con un’agenda all’insegna della xenofobia, della demagogia nazionalista e che fomenta la paura e l’insicurezza tra i cittadini. Una nube che anche in Italia sta diventando sempre più nera e che abbiamo il dovere di fermare».
Secondo il leader di Azione, Carlo Calenda, «l’Unione europea è a rischio. L’insorgere di nazionalismi che guardano ai totalitarismi passati non ha precedenti nella storia dopo la Seconda guerra mondiale».
Sono parole importanti e condivisibili nella loro preoccupazione.
Tuttavia, penso che le politiche proposte da Calenda possano, paradossalmente, contribuire a favorire la crescita delle forze di estrema destra, perché non mettono sufficientemente in discussione i difetti, le contraddizioni e le profonde ingiustizie prodotte dal sistema capitalistico occidentale.
Non possiamo limitarci a denunciare il nazionalismo, la xenofobia e il ritorno di vecchie ideologie. Dobbiamo anche domandarci perché queste idee riescano a trovare consenso.
Quando una persona perde il lavoro, quando un giovane non riesce a costruirsi un futuro, quando una famiglia non riesce a pagare l’affitto o il mutuo, quando la sanità pubblica non riesce a garantire cure in tempi ragionevoli, quando la povertà aumenta e la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochi, allora diventa più facile per le destre indicare un nemico.
Il migrante, il povero, il diverso, l’Europa, lo straniero.
È il vecchio meccanismo della paura.
Si cerca un colpevole semplice per problemi complessi.
Ma la realtà è molto più difficile e richiede risposte serie.
Serve, come spesso scrive l’intellettuale socialista Geraldina Colotti, un diverso sistema di distribuzione e redistribuzione delle risorse. Serve un’economia capace di mettere al centro le persone e non soltanto il profitto. Serve un sistema nel quale il lavoro torni ad avere dignità e nel quale nessuno sia costretto a scegliere tra la propria salute e la propria sopravvivenza economica.
Ad oggi, però, tutto questo non sembra ancora emergere con sufficiente forza nel dibattito politico europeo.
Il mio amico, l’architetto Emilio Lambiase di Cava de’ Tirreni, spera e sostiene che il mondo sarà salvato dai poveri.
Ovviamente si tratta di una precisa idea del mondo e della storia. È una speranza che nasce dalla convinzione che proprio coloro che non possiedono potere, ricchezza e privilegi possano rappresentare la forza capace di cambiare realmente le cose.
Sinceramente, anch’io spero che il mondo possa rialzarsi e salvarsi.
Ma perché questo accada è necessario rimettere al loro posto i grandi gruppi finanziari e gli enormi interessi economici che troppo spesso condizionano la politica, l’economia e perfino la vita quotidiana di milioni di persone.
Non può essere la finanza a decidere il destino dell’umanità.
Non possono essere i mercati a stabilire quanto vale una vita, quanto vale il lavoro di una persona, quanto debba essere finanziata una scuola, un ospedale o un servizio sociale.
La politica deve tornare a fare politica.
Deve tornare a progettare il futuro.
Deve ascoltare le persone.
Deve avere il coraggio di scegliere.
La crescita delle destre estreme non si combatte soltanto con gli allarmi, con gli appelli o con le dichiarazioni di principio. Si combatte costruendo una società più giusta, combattendo le disuguaglianze, garantendo lavoro e dignità e restituendo alle persone la speranza che il futuro possa essere migliore del presente.
Forse è proprio questa la grande sfida che abbiamo davanti.
La nuvola nera che ricopre l’Europa non si dissolverà da sola.
Per mandarla via non basterà aspettare che cambi il vento.
Bisognerà avere il coraggio di cambiare rotta.