Leggendo ciò che si trova sui siti ufficiali del Parlamento europeo e di qualche forza politica si potrebbe essere convinti di trovarsi di fronte a una decisione a tutela della democrazia.
In realtà mi sento di sottoscrivere ciò che scrive il blogger Andrea Puccio e che qui riporto integralmente:
“Quello che è successo oggi al Parlamento Europeo è pericolosissimo!
Hanno deciso di istituire ufficialmente il Ministero della Verità, però sapete come lo hanno chiamato? “Scudo per la democrazia”.
Il Parlamento europeo oggi ha approvato le raccomandazioni della Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (EUDS), con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni.
Complimenti ai partiti di Elly Schlein, Calenda, Tajani e Bonelli, che hanno votato questa porcheria.
Questo fantomatico Scudo democratico viene presentato come un argine alla disinformazione e alle interferenze straniere, ma la realtà è che finirà per istituzionalizzare la censura preventiva nello spazio informativo.
C’è una domanda su tutte che dovrebbe farci drizzare le antenne: CHI DECIDE COSA È DISINFORMAZIONE? Quell’Europa che ci ha riempito e continua a riempirci di menzogne per farci accettare riarmi e guerre?
Sostanzialmente, oggi hanno deciso che loro saranno i detentori della verità assoluta. Con poteri enormi di censura e boicottaggio. Con un controllo ancora più invadente dei media. Infatti, ci saranno anche tanti soldi da elargire ai giornali amici.
Benvenuti, quindi, nel Ministero della Verità, con a capo Ursula von der Leyen!”.
Riferimento normativo:* Il voto a cui si fa riferimento è quello del 18 dicembre 2024 e del 9 settembre 2025 sulle raccomandazioni della Commissione Speciale ING2 / EUDS. Lo “Scudo europeo per la democrazia” si inserisce nel solco del *Digital Services Act (Regolamento UE 2022/2065 e del Piano d’azione per la democrazia europea del 2020. L’art. 11 della *Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea tutela la libertà di espressione e d’informazione, mentre l’art. 10 della CEDU vieta restrizioni non necessarie in una società democratica.
Aggiungo che mi ha infastidito il silenzio della stampa italiana su questo tema che riguarda le nostre libertà. Poi noi critichiamo le autocrazie e le dittature. Questi tentativi di controllo delle nostre libertà mascherati come tutela contro il nemico brutto e cattivo mi spaventano, se possibile, più della guerra.
Un altro elemento che mi indigna è l’ennesima riforma elettorale approvata a colpi di maggioranza. La legge elettorale dovrebbe essere una norma a tutela dei cittadini e non dei partiti, ma da molto tempo le forze politiche ne fanno terreno di conquista.
Dalla legge truffa del 1953 (Legge n. 148/1953) in poi, ci sono state molte leggi elettorali cambiate a seconda di come cambiava il clima politico. Mi piace definirle leggi meteopatiche.
Provo a spiegare cosa ci propinano.
Lo Stabilicum, come è stata apostrofata questa riforma, incassa un altro sì. Il Senato — con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti — ha infatti approvato la riforma della legge elettorale presentata dalla maggioranza, trasmettendo il testo alla Camera per la terza lettura dove molto probabilmente sarà imposto il voto di fiducia.
Sono diverse le novità introdotte, a partire dal parziale sistema di preferenze che permetterà agli elettori di votare non solo il partito ma anche tre candidati. Il capolista sarà comunque bloccato e stabilito dalle varie segreterie. È per questo tra le misure più contestate dalle opposizioni, che oggi in Aula hanno protestato mostrando cartelli con scritto: «No alla legge truffa».
Riferimento normativo e storico.
L’attuale sistema è il Rosatellum bis (Legge n. 165/2017, un sistema misto prevalentemente proporzionale con collegi uninominali. La Corte Costituzionale, con le sentenze n. 1/2014 (che dichiarò incostituzionale il Porcellum) e n. 35/2017 (sull’Italicum), ha stabilito principi chiari: la legge elettorale deve garantire rappresentatività, governabilità e non deve distorcere in modo irragionevole il rapporto tra voti e seggi (artt. 1, 3, 48 e 49 Cost.).
Le forze extraparlamentari si concentrano invece sull’approvazione di un altro emendamento, relativo al numero di firme necessarie per candidarsi. Attualmente, con il Rosatellum, ai partiti e ai movimenti non presenti in Parlamento servono 1.500-2.000 firme per collegio per presentarsi alle elezioni. La versione dello Stabilicum licenziata dal Senato innalza questa soglia a una cifra compresa tra le 6 mila e le 7 mila firme per collegio, circa il 300% in più.
Quello messo a punto dalla maggioranza Meloni — a un anno dalle prossime elezioni — è un sistema misto, cioè proporzionale ma con un premio di maggioranza che inevitabilmente altera quel rapporto tra consensi ottenuti e seggi conquistati in Parlamento. Le forze di centrodestra hanno mediato a lungo, trovando una sintesi nella versione approvata oggi in Senato. Venuto meno il cavallo di battaglia delle preferenze pure, Fratelli d’Italia ha dovuto ripiegare su un sistema con capolista bloccato e tre preferenze al seguito. Per i capilista è stata abolita l’alternanza di genere, oggi prevista dal Rosatellum. «State cacciando le donne dal Parlamento», ha detto in Aula Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico. Le opposizioni hanno votato compatte, annunciando battaglia alla Camera, dove il testo è stato trasmesso per la terza lettura.
Chi, come il capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana Peppe De Cristofaro, si dice convinto che la maggioranza speri in un affossamento del provvedimento alla Camera dimostra di non saper leggere la realtà politica.
Contro questa legge si potrà agire solo con un ricorso alla Corte Costituzionale perché ritengo inutile sperare che Mattarella si rifiuti di firmarla.
Riferimento normativo.
L’art. 87 e l’art. 74 della Costituzione attribuiscono al Presidente della Repubblica il potere di promulgazione e di rinvio alle Camere. Il controllo di costituzionalità sulla legge elettorale è ammesso in via incidentale, come avvenuto per il Porcellum e l’Italicum.
Il premio di maggioranza non ha subito modifiche, venendo fissato in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione vincitrice, capace di ottenere almeno il 42 per cento dei voti in ciascuna delle due Camere. La soglia di sbarramento resta al 10% dei voti per le coalizioni e al 3% per le liste. Durante i lavori in Senato è stata operata una stretta verso le forze che non godono di rappresentanza in Parlamento. Per loro, la campagna elettorale inizia diverse settimane prima, con l’onere della raccolta firme. Le prossime tornate rischiano di complicarsi con le nuove soglie stabilite dall’emendamento presentato da Antonella Zedda (FdI). Saranno necessarie 450 mila firme per presentarsi in tutto il territorio nazionale, un numero quattro volte maggiore rispetto alle previsioni attuali. Giuliano Granato, co-portavoce di Potere al Popolo, parla di «cifra mostruosa che praticamente nessun partito, nemmeno quelli che hanno i milioni di euro, quelli che hanno decine e decine di parlamentari, riuscirebbero a raccogliere. Però per loro questa regola non vale. Per quelli che sono dentro, ci sono zero firme da raccogliere». Le opposizioni avevano presentato un emendamento per permettere la raccolta digitale, ma è stato bocciato.
Si rifiutano le firme digitali come si rifiutano di istituire i seggi digitali che permetterebbero ai disabili e ai ciechi in particolare di votare in modo autonomo e soprattutto davvero segreto.
Riferimento normativo.
Lart. 48 della Costituzione stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Lart. 29 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con Legge 18/2009, impone agli Stati di garantire procedure e ausili che permettano il voto segreto alle persone con disabilità. La stessa Corte Costituzionale (sent. 257/2020) e il Comitato ONU hanno più volte richiamato l’Italia su questo punto. La raccolta firme digitale è già prevista sperimentalmente dall’art. 1, comma 344, Legge 178/2020 per i referendum.
Spero nasca un movimento che tuteli il voto segreto nel rispetto dell’articolo 48 della nostra Carta Costituzionale.
Due esempi molto diversi ma figli di una politica che mette in terza fila gli interessi dei cittadini e che fa carta straccia delle libertà civili e politiche.