Un futuro con la persona al centro

Un futuro con la persona al centro

Mario Barbuto

XXVI Congresso Nazionale – Città del Mare – Terrasini

Abbiamo ancora nel cuore le immagini di una Sicilia accogliente, sulle labbra il sorriso per le battute di Roberto Lipari, nella testa l’ottimo andamento organizzativo delle varie fasi del Congresso svoltosi a Palermo dal 24 al 26 ottobre.
Un grazie a tutti i nostri dipendenti e collaboratori i quali, in presenza o a distanza, con il loro lavoro, hanno reso possibile questo pregevole risultato.
Un grazie ai dirigenti delle sezioni di Palermo e di tutta la Sicilia per la vicinanza, il sostegno e l’impegno.
Un grazie, infine, alla nostra vicepresidente nazionale per il grande lavoro organizzativo di coordinamento di ogni fase e aspetto congressuale, riconosciuto e apprezzato da tutti i partecipanti.
Il grazie più grande, comunque, a tutti i congressisti, agli accompagnatori e agli ospiti che hanno contribuito a raggiungere un risultato straordinario che ha riscosso il generale apprezzamento all’interno e all’esterno dell’Associazione.
I lavori in aula, nelle tre commissioni obbligatorie e nelle cinque sezioni tematiche, si sono svolti in un clima di grande partecipazione e di fiduciosa concordia, coordinati in modo impeccabile da una presidenza del Congresso che ha saputo esercitare il proprio ruolo con equilibrio ed efficienza, dall’apertura alla proclamazione degli eletti.
Ecco, gli eletti! 24 Consiglieri nazionali che sapranno assicurare alla nostra Unione una continuità di orientamento e strategie per il prossimo quinquennio.
Al riguardo, una citazione speciale meritano tutti i trenta candidati che hanno partecipato con impegno, passione e lealtà a una competizione elettorale improntata a serenità e spirito di fraternità, senza mai abbandonarsi a personalismi, nel superiore ed esclusivo interesse dell’Unione. A questi trenta candidati vanno il mio ringraziamento e il mio plauso, oltre all’invito a rimanere sempre accanto all’Unione, perché la loro disponibilità e il loro desiderio di contribuire alla causa comune saranno valorizzati in modo adeguato e soddisfacente nel corso del quinquennio.
Questo Presidente che voi congressisti avete voluto premiare con 263 voti su 271, nonostante gli undici anni già trascorsi insieme, continua ancora a emozionarsi e a sorprendersi per le attestazioni di simpatia, vicinanza e affetto ricevute non soltanto attraverso il voto, ma soprattutto con le strette di mano, l’abbraccio, le parole di incoraggiamento di ciascuno di voi.
Il XXVI Congresso, grazie a ognuno dei 272 partecipanti, al di là degli eletti, delle risoluzioni e degli ordini del giorno, ci consegna un indirizzo chiaro e non equivocabile:
garantire e mantenere una Associazione unita, forte, credibile e autorevole, capace di affrontare nel modo migliore i tempi difficili che ci attendono nei prossimi anni.
A questo compito ci dedicheremo con ogni energia, senza distrazioni e senza incertezze. Buon lavoro a tutte e tutti.

Commento di Massimo Vita

In questo articolo pubblicato sul Corriere dei Ciechi, Mario Barbuto sostiene di aver ottenuto un consenso unanime, ma non dice che tra quei voti ci sono anche quelli di coloro che hanno sostenuto determinati candidati e che, per farlo, hanno dovuto necessariamente votare anche il presidente, poiché il sistema elettorale è strutturato in questo modo. In realtà, tra quei voti ce ne sono alcuni che non condividono affatto l’operato del presidente.

Pochi sanno, inoltre, che – come sempre – sono stati impartiti ordini di scuderia sulle preferenze, regione per regione, così da poter verificare i comportamenti dei delegati. Questa modalità esiste da sempre, ma lo stesso presidente Barbuto, nel 2010, sosteneva che bisognava porre fine a questi metodi e, una volta ottenuto l’incarico che ricopre, evidentemente ha cambiato idea. Per fortuna, alcuni delegati hanno votato secondo coscienza, senza seguire gli ordini di scuderia.

Barbuto non dice nemmeno, come avrebbe dovuto, che ci sono stati dissensi piuttosto decisi: basti pensare che il delegato Bonamassa è ancora in sciopero della fame dal Congresso. Non esprimo giudizi in merito, ma ritengo importante raccontare i fatti.

Una cosa mi sembra inconfutabile: questa associazione non è più quella che molti di noi hanno conosciuto e di cui ci siamo innamorati tanti anni fa. Non è nemmeno l’associazione che lo stesso Barbuto aveva prefigurato quando si candidò nel 2010, né quella che ripropose nel 2015, quando si presentò come alternativa al signor Nicola Stilla. E certamente non è quella che aveva delineato nella relazione al Consiglio Nazionale subito dopo quel congresso.

Non serve soffermarsi sui motivi politici di tutto questo, ma penso sempre di più che non vi sia più spazio per sperare in un reale cambiamento.
Sono sempre più tentato di lasciare una famiglia in cui non mi riconosco più.