La pena di morte negli USA: la storia di Christa Pike e il mito dell’esecuzione indolore.
Christa Pike, 50 anni, è diventata il primo caso nella storia giudiziaria americana a sopravvivere a due dosi di pentobarbital durante la sua esecuzione. Legata a un lettino nella camera della morte del Riverbend Maximum Security Institution del Tennessee, il 30 settembre 2026, dopo la prima iniezione ha detto: “Mi sento il braccio in fiamme, è normale?” e “Provate più in alto, sulla spalla”.
Dopo la seconda dose non è morta: ha continuato a respirare, russando rumorosamente. La procedura è stata sospesa solo dopo un ricorso d’urgenza dei legali per “agony inutile” accolto dal giudice federale. È stata trasportata in ambulanza e ricoverata in condizioni critiche in ospedale per cure salvavita, con possibile danno cerebrale. Il governatore Bill Lee ha sospeso tutte le esecuzioni previste per il resto dell’anno e ordinato un’inchiesta indipendente. Il Death Penalty Information Center ha definito l’episodio “singolare e senza precedenti”, il peggior fallimento nell’era moderna dell’iniezione letale.
La pena di morte è un abominio che gli Stati compiono e questo è ancor più intollerabile quando è commesso da uno Stato che si dice democratico.
Uccidere è sempre grave e non è vero che la pena di morte sia un deterrente. Lo dimostrano tutti gli studi: negli Stati in cui è stata abolita i tassi di omicidio sono rimasti stabili o sono diminuiti. Lo afferma anche l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani Volker Türk.
Purtroppo ci sono ancora troppi Stati che portano avanti questo abominio. Ora ci si aspetterebbe che i giudici statunitensi avessero il coraggio di commutare questa pena per una persona che, a causa dell’inefficienza e della segretezza del sistema, sta soffrendo una tortura chimica. I suoi avvocati avevano avvertito che le sue patologie ematiche l’avrebbero esposta a un’agonia prolungata. Sono stati ignorati.
Qualcuno sostiene che anche la religione giustifichi la pena di morte, citando impropriamente il Vangelo “chi di spada ferisce di spada perisce”.
La Chiesa cattolica in realtà ha condannato definitivamente la pena di morte. Con la modifica del Catechismo del 2018 voluta da Papa Francesco (n. 2267), la pena capitale è dichiarata “inammissibile” perché attenta all’inviolabilità della persona. Altre fedi mantengono posizioni ambigue e nell’Islam, in alcuni ordinamenti, la pena di morte viene comminata anche per motivi ideologici, come apostasia, adulterio e reati legati alla droga.
I numeri dell’abominio nel mondo – Dati Amnesty International 2025
Secondo il rapporto Death Sentences and Executions 2025, nel 2025 si è raggiunto il picco più alto dal 1981:
2.707 esecuzioni registrate in 17 paesi, +78% rispetto all’anno precedente. Il dato esclude la Cina, dove le cifre sono segreto di Stato ma si stimano migliaia di esecuzioni.
- 54 Stati mantengono ancora la pena di morte, mentre 144 Stati l’hanno abolita per legge o di fatto (113 per tutti i reati, 9 solo per reati eccezionali come quelli di guerra, 23 abolizionisti di fatto perché non eseguono da oltre 10 anni).
- I maggiori boia* Iran con almeno 2.159 esecuzioni (80% del totale registrato), Arabia Saudita con 356 esecuzioni e ampio uso per reati di droga, Iraq, Egitto, Kuwait (quasi triplicate), Singapore e Stati Uniti (quasi raddoppiate, 34 solo nei primi 9 mesi, soprattutto in Florida).
- 4 paesi hanno ripreso le esecuzioni nel 2025 dopo una pausa: Giappone, Sud Sudan, Taiwan ed Emirati Arabi Uniti.
- Metodi ancora in uso: decapitazione, impiccagione, fucilazione, iniezione letale, elettrocuzione.
Come dice la Segretaria di Amnesty Agnès Callamard: “Questa minoranza senza scrupoli sta usando la pena di morte come arma per instillare paura, reprimere il dissenso e dimostrare la forza delle istituzioni”.
Ritengo che la vita vada rispettata e chi si rende responsabile di reati anche efferati debba avere la possibilità di redimersi.
Non si deve giustificare il delitto, ma si deve attuare quello che anche la Costituzione italiana afferma all’art. 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. La vita è inviolabile.