I bambini della famiglia che vive nel bosco a Chieti andranno in comunità

I bambini della famiglia che vive nel bosco a Chieti andranno in comunità

da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/20/famiglia-casa-bosco-chieti-bambini-comunita-allontanamento-notizie/8202738/

I tre piccoli della coppia anglo-australiana che vive nella casa nel bosco nella provincia di Chieti dovranno lasciare l’abitazione. La madre andrà con loro
I tre bambini della famiglia anglo-australiana che vive senza elettricità, acqua e gas nella casa nel bosco nella provincia di Chieti dovranno lasciare l’abitazione e trasferirsi in una comunità educativa , dove resteranno insieme alla madre per un periodo di osservazione. Lo prevede un provvedimento del tribunale per i minorenni dell’Aquila, eseguito oggi con l’intervento di assistenti sociali e forze dell’ordine.
La vicenda era finita all’attenzione della Procura minorile dell’Aquila lo scorso anno, dopo un ricovero ospedaliero dei bambini a seguito di un’ intossicazione da funghi. Un controllo dei carabinieri nella casa aveva portato a una segnalazione che aveva comportato la sospensione della potestà genitoriale , senza però interrompere l’affidamento dei minori alla famiglia.
Con il nuovo provvedimento, tuttavia, i bambini dovranno stare nella comunità indicata dal tribunale, mentre la madre resterà al loro fianco. I genitori ribadiscono che la loro scelta non nasce da negligenza , ma dal desiderio di vivere a contatto con la natura , tutelando il legame con i figli e con gli animali . La vicenda ha attirato l’attenzione dei media nazionali e dei social, dove oltre 30mila persone hanno firmato una petizione online a sostegno della famiglia, arrivata a Palmoli , il piccolo paese di circa 800 abitanti nel Chietino.
La scelta dei genitori di vivere lontano dai centri urbani, senza collegamenti a elettricità , acqua e gas , ha scatenato un acceso dibattito tra chi sostiene lo stile di vita alternativo e chi lo critica. I genitori hanno sempre difeso la decisione di crescere i figli – una bambina di 8 anni e due gemelli di sei – immersi nella natura, optando per l’ istruzione domestica con l’aiuto di un’insegnante privata molisana.


Commento di Massimo Vita

Avevo conosciuto questa vicenda grazie a una rassegna stampa di Simone Spezia su Radio 24, e già allora molti dubbi si erano affacciati alla mia mente. Ma questa notizia mi turba profondamente.

Mi chiedo – e non so se esista una risposta univoca – se sia davvero giusto separare una famiglia solo perché ha scelto di vivere a contatto con la natura, discostandosi dalla forma di vita canonica che la maggior parte di noi conduce.

Chi può affermare con certezza che quei bambini stessero male e avessero bisogno di tutela? Credo che anche le norme di legge debbano avere un limite invalicabile: il rispetto per le scelte di vita delle persone.

È chiaro che i servizi sociali abbiano fatto bene a intervenire per verificare le condizioni della famiglia, soprattutto per tutelare i minori. Tuttavia, ora si è arrivati a separare i figli dal padre, quasi che quest’ultimo rappresentasse un pericolo, e sembra che anche la madre e i bambini vivano separati all’interno della stessa struttura.

Non sarebbe stato più giusto offrire a questa famiglia una sistemazione controllata, ma che permettesse loro di condurre una vita autonoma sotto la supervisione di esperti?

Non intendo giudicare il provvedimento del giudice, ma credo che questa vicenda debba farci riflettere. Quale ricerca scientifica può affermare, senza ragionevole dubbio, che lo stile di vita scelto da questa famiglia fosse sbagliato o addirittura dannoso?

Rimangono molti dubbi e molte domande. Mi auguro sinceramente che chi ha preso queste decisioni abbia davvero posto al centro delle proprie valutazioni le persone, e soprattutto l’unità di questa famiglia.